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Realizzarsi e migliorarsi con consapevolezza: di cosa abbiamo bisogno?

Parlare di come migliorarsi significa partire da un presupposto di fondo piuttosto rilevante.

Non si tratta di capire solo come aumentare l’autostima, ma di come migliorarla in relazione alla consapevolezza e al benessere. È quindi una questione che pertiene alla qualità della vita che scegliamo di condurre.

È risaputo che la stima che proviamo nei confronti delle nostre capacità è spesso instabile e soggetta a fluttuazioni di ogni tipo. Ma se sentiamo di poter contare su una base di partenza, siamo già a buon punto.

D’altronde, la felicità è uno stato d’animo, non un traguardo.

Nella società contemporanea viene spontaneo credere di essere veramente arrivati quando si è realizzato qualcosa. E se non si arrivasse mai? Quando possiamo dire di aver raggiunto la felicità?

Riflettendoci, trascorriamo la maggior parte del tempo nella distrazione e nel non ascolto, comportandoci in modo schematico, routinario, con il minimo della concentrazione necessaria. Procedendo con questi schemi è inevitabile che la nostra attenzione selezioni solo le informazioni pertinenti all’esecuzione delle azioni quotidiane. Questo ha delle implicazioni sul nostro modo di pensare, provare emozioni e prendere decisioni.

Non esistono modi comprovati scientificamente per coltivare la consapevolezza una volta per tutte, ma possono essere messe in atto delle strategie che, ripetute nel tempo, ci aiutano a diventare più “realizzati”.

In questo scenario, è bene sapere che le necessità dell’essere umano, per quanto differenziate e varie possano essere, negli anni sono state studiate e addirittura schematizzate da studiosi e psicologi.

Negli anni 50, lo psicologo Abraham Maslow mise a punto quella che verrà da lì in avanti chiamata “Piramide di Maslow”. L’uomo, secondo Maslow, ha dei bisogni psico-fisiologici suddivisibili in stadi: dai più basilari ai più articolati. Da quelli legati in maniera inevitabile al nostro corpo e ai bisogni di sopravvivenza, a quelli dovuti alla condivisione con gli altri esseri umani e alla vita in una comunità che interagisce costantemente.

Partendo dalle basi, il primo livello è quello fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo (alimentazione, sonno, respiro…). Il secondo riguarda il bisogno di salvezza, la necessità di sentirsi protetti; un bisogno di sicurezza fisica ma anche morale.

Il terzo è l’urgenza di identificarsi in un nucleo familiare, di approcciarsi con gli altri, stringere amicizie, dare e ricevere affetto.

L’autostima, il sentirsi realizzato, la ricerca di prestigio fanno invece tutte parte del quarto livello.

L’ultimo livello è il più complesso e riguarda l’autorealizzazione: ciò che sono diventato, la mia moralità, i miei pensieri e il ruolo che ho assunto nella società. Grazie alla soddisfazione di questo bisogno è possibile ottenere un senso di appagamento vedendo esprimere al meglio il proprio potenziale e le proprie capacità.

Nel tempo, la teoria di Maslow è stata più volte criticata perché considerata riduzionista, in quanto accusata di non tenere conto delle tensioni più profonde che motivano le persone a fare quello che fanno.

Maslow credeva che gli individui più sani avessero la capacità di esprimere un senso di eterno, di sacro, di spirituale, di verità, di giustizia e bellezza, fondamentali alla loro salute.

Al giorno d’oggi dovremmo forse chiederci quanto la nostra felicità sia condizionata dalla società e dai suoi stereotipi piuttosto che dal nostro personale giudizio e dalle scelte che compiamo senza condizionamenti.
LUGArticle

Un mondo sempre più connesso!

Riuscireste a immaginare la nostra epoca senza tecnologia?

Lo sviluppo tecnologico è stato fondamentale nel corso degli ultimi tempi. Infatti, è alla base di grandi trasformazioni che hanno interessato e interessano la società contemporanea. Basti pensare, per esempio, allo sviluppo dei nuovi media che hanno rivoluzionato in maniera totalizzante il nostro modo di comunicare e di vivere. Naturalmente comunicare significa tante cose: studiare, lavorare, informarsi, tenere relazioni sociali. Il progresso della tecnologia è entrato a far parte della nostra vita quotidiana in maniera rilevante, ridefinendo il mondo in cui viviamo.

Ogni giorno, infatti, quasi inconsapevolmente, ci troviamo a usare strumenti e innovazioni che, solo fino a 20 anni fa neppure esistevano. Eppure, oggi, non sapremmo farne a meno tanto che, se ci confrontiamo con persone di generazioni passate, non manchiamo di stupirci delle loro vite prive della tecnologia più avanzata.

Tra le “trasformazioni" più importanti ci sembra il caso di citare, prima di ogni altra evoluzione, lo sviluppo delle ricerche e i progetti per la tutela e il miglioramento della salute. Negli anni, grazie alla tecnologia, si è potuto ottimizzare l'utilizzo delle radiazioni in medicina, si è cercata (e ottenuta) l’implementazione degli approcci terapeutici, oggi considerati innovativi grazie alla manifattura additiva (3D printing), alla pianificazione chirurgica personalizzata, al monitoraggio e alle costanti valutazioni di nuovi software rientranti nell'ambito dei dispositivi medici.

Un device come lo smartwatch ha reso la “salute” a portata di mano (anzi di polso), permettendoci di testare il nostro benessere quotidiano.

Da non trascurare inoltre anche il settore della sicurezza. Grazie ai progressi della tecnologia abbiamo a disposizione sistemi sempre più efficaci per la protezione della nostra casa, come per esempio l’antifurto Wi-Fi. Le auto, quelle chiamate intelligenti, riescono perfino ad avvalersi di sistemi di guida automatica. Sono automobili che spesso includono veri e propri pacchetti dedicati alla tutela del conducente e dei passeggeri; tra i dispositivi più diffusi si annoverano la frenata assistita, i sistemi che impediscono le sbandate o le invasioni di corsia, oltre ai tradizionali airbag. Grazie a tutte queste invenzioni, le macchine di ultima generazione possono vantare un significativo miglioramento per quanto concerne la sicurezza e, anzi, molte case costruttrici ne fanno addirittura un punto di forza distintivo che sfoggiano con orgoglio.

In aggiunta, è quasi un obbligo citare lo sviluppo delle tecnologie in relazione alla domotica. Oggi si parla di "smart house" o di case intelligenti. Tramite lo smartphone, con dei semplici clic, possiamo monitorare molte azioni che si svolgono in casa, anche a distanza. O azionare noi stessi elettrodomestici, tapparelle e impianti di climatizzazione.

Potremmo continuare ancora per molto a elencare i progressi dell'era tecnologica che stiamo vivendo. Ma sapete quale “invenzione” è considerata la più innovativa?

Secondo la British Science Association - che ha condotto una ricerca per individuare le 10 invenzioni degli ultimi 15 anni che hanno rivoluzionato in maniera significativa la nostra vita - al primo posto troviamo, a sorpresa, i social media. Ancora prima dello smartphone, che occupa la seconda posizione, secondo gli scienziati l'invenzione di piattaforme come Facebook, Twitter, Instagram o TikTok ha rivoluzionato completamente il nostro modo di vivere, lavorare e comunicare.

E se i Social Network permettono lo sviluppo di una comunicazione interattiva, è la madre di tutte le innovazioni a caratterizzare la nostra vita e le nostre giornate: Internet è sicuramente la rivoluzione più importante degli ultimi decenni. Ed è sempre grazie a Internet che possiamo essere più connessi, ovunque ci troviamo e in qualsiasi momento.

In conclusione, è bene riconoscere che le nuove tecnologie sono seducenti quando ciò che offrono soddisfa la nostra vulnerabilità umana e rende più comode le nostre vite; esse hanno i loro indubbi vantaggi ma, come per tutte le cose, per trarne davvero vantaggio ci vuole equilibrio. Siamo in grado di trovare il nostro?
GIUArticle

Tornare a viaggiare in sicurezza e serenità

Dopo due anni di divieti, di spostamenti limitati e di rigide regolamentazioni, il turismo sta lentamente tornando alla normalità. Ma quali scenari si prospettano per i viaggi e quali cambiamenti sono in atto?

Prima del Covid, il sistema aeroportuale mondiale serviva oltre 4,5 miliardi di passeggeri l’anno che nel 2020, di punto in bianco, hanno smesso di spostarsi causando una forte crisi nel settore, sia via aria che via terra e via mare.

Nel 2022 molti Paesi hanno allentato le restrizioni sanitarie, rendendo più agevoli i viaggi, ma secondo le stime che aveva rilasciato lo IATA (The International Air Transport Association) in un comunicato stampa, i viaggi dovrebbero tornare alla situazione pre-Covid non prima del 2024.

Gli esperti stimano, inoltre, che i costi aumenteranno sia a causa della pandemia che della guerra.

Come cambieranno, quindi, le nostre vacanze? Tre saranno i punti chiave:

Sicurezza. Le famiglie saranno più attente nella scelta delle destinazioni, delle soluzioni di viaggio e delle condizioni offerte. Inoltre, già a partire dal 2021, le richieste di preventivi per le assicurazioni sui viaggi sono aumentate esponenzialmente, segno che la sicurezza non può prescindere dal divertimento.

Accessibilità. Dopo le restrizioni vissute, non abbiamo certo il desiderio di spostarci in una località dove siano ancora in vigore leggi che limitano la libertà di visitare luoghi d'arte e cultura, come i musei. Non solo, le mete sovraffollate sembrano aver perso il loro appeal, sostituite da destinazioni più a misura d’uomo e meno battute.

Salute. Fondamentale diventa la garanzia che siano mantenute tutte le misure per la salute personale e che siano assicurati spazi per il benessere e per la condivisione.

Insomma, la voglia di partire è tornata preponderante, a patto che si rispettino le condizioni qui sopra.
I dati, infatti, sono davvero incoraggianti. Secondo un’indagine di Demoskopika, oltre il 51% degli italiani avrebbe deciso di viaggiare quest’estate. La scelta della vacanza al mare rimane la preferita, ma quasi un italiano su quattro sposa la "vacanza natura", che comprende montagna, campagna e agriturismo. Infine, quasi un italiano su 5 esprime il desiderio di visitare e pernottare in una città d'arte italiana nei prossimi mesi.
MAGArticle

L'attività fisica fa bene alla nostra mente? Lo dice la scienza!

Nei mesi primaverili sentiamo tutti l’esigenza di dormire un po’ di più. E la scienza ce ne spiega il motivo: si chiama astenia da primavera, ovvero quel senso di stanchezza fisica e mentale dovuto semplicemente al cambiamento stagionale, dunque è del tutto normale.

Se vi sentite, quindi, con la testa fra le nuvole, affaticati e fiacchi, sappiate che è una precisa richiesta dell’organismo: occorre riposare e, soprattutto, ripartire riattivando il corpo con un rimedio semplice come respirare: il movimento!

Lo sappiamo tutti e studi scientifici lo dimostrano: esercizio fisico e benessere mentale sono due fattori correlati. Fare attività fisica può aiutare a gestire il nostro stato d'animo e i nostri pensieri .

Se stiamo cercando una soluzione che ci aiuti a diminuire quel senso di stanchezza che ci governa durante queste faticose giornate occorre comprendere l'importanza dell'attività fisica, magari approfittando degli sport da fare all’aria aperta, rendendoci conto che il “risveglio” del nostro corpo sarà ancora piuù piacevole.

Pensiamoci un istante: prendersi una pausa può essere una delle migliori ricompense da concedere a sé stessi dopo una giornata dura. E quale miglior break se non quello dettato dall’attività motoria? Esercitarsi con regolarità è un ottimo modo per spegnere il cervello e non pensare ai problemi: il movimento ci aiuta a concentrarci su qualcosa di positivo. Farlo, inoltre, scatena l'endorfina, cioè l'ormone della felicità e questo non fa altro che incrementare la sensazione di benessere generale.

Ma i benefici non finiscono qui. Infatti, secondo una recente ricerca scientifica dell'University College London, l'esercizio fisico regolare riduce notevolmente l'ansia e aumenta l'autostima derivata dai cambiamenti positivi nella forma del nostro corpo, trasformazioni che si ripercuotono – in meglio - nella vita sociale e nelle nostre relazioni con gli altri.

Allenarsi, quindi, può davvero essere un’ottima soluzione per raggiungere un profondo benessere psico-fisico, purché si trovino il tipo di esercizio e ambiente idonei al nostro corpo e alla nostra mente. C'è chi dovrebbe prediligere lunghe passeggiate, magari a passo sostenuto e con la complicità del clima. Altri potranno pensare di fare jogging, per stimolare ancora di più la circolazione ed il metabolismo e soprattutto respirare l’aria della nuova stagione e rilassarsi combattendo lo stress derivante dall’astenia primaverile.

Se si desidera sostituire la camminata con qualcosa di un po' più dinamico e che favorisca anche un risveglio muscolare, allora lo yoga potrebbe essere la scelta giusta. Ma anche il nuoto, per chi ama farsi travolgere dall'energia rigenerante dell'acqua, o la danza, per chi magari vuole distrarsi a ritmo di musica.

Insomma, per stare meglio occorre cambiare le nostre abitudini e riattivare il nostro organismo. La frequenza e il tempo trascorso a fare attività fisica sono fattori importanti e oggi abbiamo imparato che esercizio e salute mentale sono un binomio quasi sempre vincente.

Attenzione però a non esagerare. Perché se l'esercizio fisico diventa una fissazione può avere effetti dannosi sia sul corpo che sulla mente. Infatti, anche se lo sport può davvero essere una forma di terapia, in alcuni casi può al contrario sfociare in una sorta di dipendenza. Cerchiamo quindi di mantenere un equilibrio: allenarsi sì, ma non dimentichiamo di riposare!
APRArticle

Nuovi ritmi per ripartire

Giovedì 31 marzo è terminato lo stato di emergenza: dal 1° aprile siamo ufficialmente passati alla fase di convivenza con il Covid-19, che implica accettazione e senso di responsabilità, ma anche un graduale ritorno alla "vita".

Non siamo di fronte a una facile ripresa della normalità, perché la pandemia ha trasformato radicalmente i comportamenti delle persone, le norme culturali, i valori sociali ed economici che fino a poco tempo fa consideravamo pilastri indistruttibili, con alcune conseguenze anche a livello psicologico.

L’incertezza che ha dominato e continua a dominare questo periodo porta ognuno di noi alla necessità di reinventarsi attraverso una nuova routine, fatta di autodisciplina, ricerca del benessere ed equilibrio.

La difficoltà più grande è soprattutto quella di acquisire consapevolezza delle emozioni negative che ci hanno bloccato in questa fase e liberarcene: paura della malattia da un lato, allarmismo e confusione dall’altro. Condividere e comunicare apertamente il dolore e la preoccupazione è un passaggio fondamentale per allontanare le sensazioni spiacevoli che abbiamo vissuto.

Ritrovare l'equilibro e una nuova energia è possibile, bisogna solo avere il coraggio di lanciarsi in nuove sfide e ri-accogliere la socialità.

Ritornare a fare esercizio, organizzare viaggi, incontrarsi con la famiglia e gli amici per un caffè o una cena sono sicuramente attività progettuali che possono avvicinarci a una nuova normalità. Fondamentale, però, è rinnovare anche il nostro atteggiamento mentale, concentrandoci meno su un futuro distante e più sul presente. Se prima della pandemia eravamo abituati a guardare lontano, oggi proviamo a focalizzarci sul qui e ora: progettualità sì, ma con maggiore attenzione a ciò che è adesso.

Concentrarsi sul presente è sicuramente una sfida, ma se permettiamo agli eventi di svolgersi gradualmente, allora avremo il tempo per adattarci ad essi e comprendere le nostre esigenze in funzione di un “nuovo” mondo.
MARArticle

Per un mondo cinematografico (e non solo) più inclusivo.

Nell’esperienza quotidiana di ognuno di noi è frequente identificarsi nei personaggi di un film, di una serie tv o di un libro. Tale immedesimazione, questo riconoscersi in un altro al di fuori di sé, è un argomento molto dibattuto, sia in ambito psicoanalitico, sia in ambito sociologico. Che cosa s'intenda per rappresentazione, per identità e per inclusività è molto più complesso di quanto si possa immaginare. Ed è una premessa doverosa che ci aiuta ad affrontare un tema attuale: il cinema come promotore di inclusione, come forma d’arte che abbatte le barriere della diversità

Perché non iniziare proprio dalle nomination agli Oscar e dai riconoscimenti cinematografici? La notte più scintillante del mondo dello spettacolo non è fatta solo di riflettori e sogni. Le ombre sono state moltissime e altrettanti i dibattiti che si sono abbattuti sulle colline di Los Angeles.

Da anni, per fortuna, Hollywood sta mettendo in atto una vera e propria rivoluzione finalizzata all'inclusione in molte delle sue sfaccettature: genere, colore della pelle, etnia, orientamento sessuale. Il fine è di rappresentare - attraverso le pellicole che si selezionano e si premiano - un atlante del mondo e delle relazioni, affinché un numero sempre maggiore di persone possa sentirsi rappresentato.

Non sono passati secoli dalla premiazione di 12 anni schiavo come Miglior Film (era il 2014) e dalla proclamazione di Denzel Washington e Halle Berry come migliori protagonisti nell’edizione del 2002. E dopo le tante polemiche rimbalzate in rete negli anni (dall’hashtag #OscarsSoWhite del 2015 alla guerra a colpi di #MeToo) anche un’istituzione come l’Academy sembra aver trovato la strada più giusta (e veloce) per aprirsi al mondo reale.

Il processo rivoluzionario parte dagli standard che una produzione cinematografica deve garantire per potersi candidare a Miglior Film: la rappresentazione, i temi e le narrazioni sullo schermo, la stabilizzazione dei gruppi di lavoro e la leadership creativa.

Analizzando i premi assegnati negli ultimi anni, nel 2020 Parasite è stato il primo film in lingua straniera a vincere l'Oscar nella categoria più ambita (Best Picture), trionfando su film più tradizionali come la pellicola di Quentin Tarantino C’era una volta... a Hollywood.
Prima di Parasite, il Miglior film nel 2019 era stato Green Book, la storia di riconciliazione razziale diretta da Peter Farrelly, con un percorso edificante dei suoi protagonisti.

Il cinema, dunque, tenta di rispondere ai cambiamenti in corso, con una particolare attenzione ai temi dell’inclusività: donne, professionisti provenienti da etnie scarsamente rappresentate, esponenti LGBTQ+, persone con disabilità. Similmente, le opere candidate dovranno essere incentrate su temi sociali, offrendo al pubblico una visione della società multietnica e diversificata.

Ampiamente perpetuata negli anni, l’antipatica ritrosia dei media e dell’industria del cinema a mettere in scena la vita delle minoranze o a farlo per stereotipi, ha avuto effetti negativi sulla costruzione della personalità di molti individui. Il cambiamento in atto segna però un'inversione di rotta storica. E oggi le parole di un regista visionario come Ingmar Bergman acquistano ancora più valore: Non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima.
FEBArticle

Noi e gli altri. Il rapporto della felicità.

Benessere, felicità, qualità della vita: quante volte ne abbiamo sentito parlare sui giornali, nei talkshow, nelle arene politiche e nei salotti culturali!

Spesso, però, si ha la sensazione che questi temi vengano trattati più su un piano astratto che reale, applicabile giorno dopo giorno.

Qualche anno fa, lo psichiatra e psicoanalista Robert Waldinger, è intervenuto durante un convegno per raccontare la sua filosofia, che promuove una naturale consapevolezza del vivere quotidiano.

Egli parte da una domanda: se dovessimo investire su quello che riteniamo sia il meglio per noi, dove investiremmo il nostro tempo e la nostra energia?

Una recente ricerca svolta interrogando i Millennials svela che il principale obiettivo di questi ragazzi è di diventare ricchi e famosi. Basterebbe davvero questo per essere felici e sereni?

Sembrerebbe di no. E non è una risposta che viene data ragionando su concetti astratti. Più di 80 anni fa, infatti, l’Università di Harvard avviò uno studio su 274 persone, seguendole anno dopo anno e “indagando” la loro esistenza. Cosa è emerso da questa analisi?

Incredibile ma vero, alla base di una "vita serena e longeva" ci sono le relazioni: l’elemento che più di ogni altro contribuisce a farci sentire felici è il supporto sociale, la sensazione di avere accanto qualcuno che ci sarà d’aiuto, la felicità insomma si trova nelle relazioni famigliari, amorose o di amicizia. Non si tratta del numero di relazioni ma, al contrario, è la loro qualità che conta. Per esempio, vivere in mezzo a conflitti è davvero negativo per la nostra salute mentale, mentre andare d’accordo con gli altri aiuta in maniera significativa la nostra crescita e il benessere soggettivo, inteso come psicologico e fisico: le buone relazioni non proteggono solo il nostro corpo, proteggono soprattutto il nostro cervello.

Se esse hanno una fondamentale influenza sulla nostra felicità e sul nostro benessere, perché è così difficile mantenere rapporti sani per tutta la vita ? Una risposta sta nella nostra natura di esseri umani: quando desideriamo qualcosa siamo portati a volerla ottenere immediatamente, seguendo spesso la filosofia del “tutto e subito”. Quest’attitudine è rafforzata nella nostra società a causa del consumismo, che ha reso possibile l'acquisto di beni e servizi velocemente e in quantità sempre maggiori. A pensarci bene, infatti, le buone relazioni sono complesse sia da costruire sia da mantenere. Il duro lavoro di prendersi cura della famiglia o degli amici può diventare un investimento stancante, lungo e talvolta sfibrante, i cui preziosi benefici si ottengono nel lungo termine.

Parlare di benessere non è dunque così semplice, diverse sono le definizioni e quindi diversi sono gli indicatori che lo determinano: la soddisfazione di vita, la presenza di emozioni positive e di emozioni negative, indici globali di felicità e così via, ma se c'è un elemento che dipende sostanzialmente da noi, questo è l'impegno nelle relazioni. Prendiamoci cura dei rapporti: dimentichiamoci del rancore, la vita è troppo breve per trascorrerla litigando, impariamo a diffondere gratitudine e rispetto. Ne beneficiamo noi e ne beneficiano le persone che abbiamo accanto.

La buona vita si costruisce sulle buone relazioni. E questa è una verità sulla quale vale davvero la pena di investire.
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Gennaio: non solo propositi, ma impegni concreti e nuove abitudini.

Gennaio è percepito da molti come il mese della ripartenza, una sorta di "lunedì” che dura 31 giorni. Un mese a cui, idealmente, affidiamo le nostre speranze e in cui stiliamo una lista (spesso troppo lunga) di buoni propositi da mettere in atto già dai primi giorni del nuovo anno.

La pandemia da COVID-19, tuttavia, continua a costringerci a rivedere i nostri programmi, perché molte delle nostre certezze sono messe in discussione.
Basta quindi a lunghe liste che spesso non vengono rispettate! E se invece cambiassimo l'approccio, trasformando fin da subito pochi propositi in abitudini concrete? Facciamo un esempio:

  1. Curiamo l'alimentazione
Uno dei primi desideri di gennaio è quello di rimettersi in forma: c’è chi si prefigge di dimagrire e chi vuole porre maggior attenzione a ciò che mangia, anche a seguito delle festività, che in genere ci portano ad alimentarci in modo diverso (e di più) rispetto al resto dell’anno. E se provassimo a partire abituandoci a comprare cibo fresco e naturale? Da dove inizia il cambiamento? Dal carrello! Proviamo a fare piccole spese, privilegiando frutta e verdura e programmando i pasti, in modo da evitare sprechi. Un po’ come facevano le nostre mamme (o nonne) che acquistavano poco e spesso.

  2. Svolgiamo attività fisica
Un'alimentazione sana non è l’unico grande obiettivo su cui concentrarsi. Tra i problemi a cui porre un rimedio, c'è di sicuro lo squilibrio posturale, per molti acuito da attività sedentarie e smart working. Spesso è una situazione difficile da identificare, perché prestiamo poca attenzione alle posizioni che adottiamo mentre lavoriamo. Ma se i nostri continui mal di testa o rigidità a collo e spalle derivassero proprio da questo? Occorre correggere le nostre abitudini eliminando le posture errate. Regoliamo l'altezza di sedia e scrivania, alziamoci e facciamo due passi a intervalli regolari, assicuriamoci che il materasso su cui dormiamo sia in buone condizioni e poniamoci come obiettivo per il nuovo anno di praticare un po’ di sport e ginnastica posturale, partendo con del sano stretching, a cui affiancare lunghe passeggiate per evitare irrigidimenti.

  3. Abbassiamo il livello di stress
Infine, focalizziamoci sulla riduzione dello stress lavorativo! Se in questi ultimi anni avete iniziato a mostrare negatività, irritabilità, alterazione dell’umore e scarsa fiducia in voi stessi, è possibile che siate sovraccarichi, che percepiate una distanza incolmabile tra la quantità delle richieste ricevute e le risorse disponibili per rispondere adeguatamente ad esse. Accumulare eccessivo stress, infatti, può mettere a rischio la nostra salute. Prestiamo attenzione ai campanelli di allarme e agiamo subito per ritrovare il benessere, ascoltando il nostro corpo. Facciamo qualcosa che ci dia gioia e serenità, ricordandoci che non si vive per lavorare, ma che si lavora per vivere. Cerchiamo rifugio negli hobby, nelle passioni e nelle relazioni.

Il più grande cambiamento inizia proprio da noi.
DICArticle

Verso la mobilità sostenibile: sì, ma in sicurezza!

Negli ultimi anni si vedono nuovi mezzi sfrecciare nelle nostre città. Circolano ovunque: sui marciapiedi, per strada, nelle zone pedonali, facendo slalom tra le persone. Stiamo parlando dei monopattini elettrici, un tipo di trasporto che ha letteralmente invaso il nostro panorama urbano.

Si muovono sinuosamente ad energia elettrica verso quella che oggi possiamo definire la rivoluzione della mobilità sostenibile. Iniziata con i servizi di bike sharing e di car sharing, essa ha arricchito e mutato lo scenario del traffico. Ma l'introduzione di questi nuovi mezzi di trasporto ha contemporaneamente creato un'importante necessità, quella di conciliare (e normare) la sostenibilità con la sicurezza stradale.
Infatti, l’educazione e la formazione sono da considerarsi come elementi fondamentali di un approccio integrato alla mobilità. Per questo, oggi più che mai occorre sì abbracciare una politica green - che aiuti a salvaguardare la salute dell'ambiente e la bellezza del paesaggio - ma anche concentrarsi in modo puntuale sul tema della sicurezza. Infatti, i monopattini elettrici sono un’ottima soluzione per ridurre la congestione stradale e l’inquinamento dell’aria nelle città più grandi, ma hanno sollevato un problema di sicurezza della circolazione stradale.
Le molteplici e lodevoli prospettive che si aprono su questa modalità di spostamento hanno bisogno, come per tutti i mezzi di trasporto, di essere soggette a regolamentazione, per la tutela dei guidatori e dei cittadini.
In questo contesto, è stato da poco approvato il Decreto legge Infrastrutture e trasporti, con regole più severe che puntano a garantire un approccio safe, sustainable e smart.
Abbiamo raccolto i principali punti del Decreto:

Nuovo limite di velocità. Una delle principali novità riguarda l’abbassamento del limite di velocità che scende da 25Km/h a 20 Km/h, mentre resta confermato a 6 Km/h nelle aree pedonali.
Obbligo di un regolatore di velocità e marcatura CE. Diventa obbligatoria per i monopattini la presenza di un regolatore di velocità configurabile in funzione dei limiti.
Frecce e freno su entrambe le ruote. Dal primo luglio 2022 tutti i monopattini dovranno avere gli indicatori luminosi per segnalare svolte e frenate. Quelli già in circolazione dovranno adeguarsi entro il primo gennaio 2024.
Luci obbligatorie e giubbotto retroriflettente in caso di scarsa visibilità. Mezz’ora dopo il tramonto e di giorno in situazioni in cui la visibilità sia compromessa, i monopattini devono essere dotati anteriormente di luce bianca o gialla e posteriormente di luce rossa, entrambe fisse. I conducenti dovranno anche indossare il giubbotto retroriflettente.
Casco obbligatorio per i minorenni.
Stop al parcheggio selvaggio. Vietato non solo circolare sui marciapiedi ma anche posteggiarvi i mezzi. In caso di servizio a noleggio, gli operatori dovranno richiedere la foto del monopattino parcheggiato al termine del servizio.

Confidiamo che le nuove norme, insieme a un'attività d’informazione e di sensibilizzazione, pongano le basi per favorire sempre di più una mobilità sostenibile rispettosa della sicurezza di tutti.
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Il super potere della resilienza

È un periodo strano quello che abbiamo appena trascorso e che ha ancora impatti sulla nostra vita quotidiana: qualcosa di inatteso che abbiamo dovuto accettare, costretti a salvaguardare la vita nostra e dei nostri cari stando rinchiusi dentro casa o uscendo con mascherine e consumando litri di disinfettante.

La drammaticità del periodo e le gravi difficoltà di gestione della vita in era Covid-19 hanno monopolizzato l’attenzione dell’opinione pubblica, ma l'arrivo della pandemia ha avuto anche conseguenze positive? Inaspettatamente, l'avere a che fare con un evento imprevisto ha portato molti di noi a far emergere risorse forse nascoste, permettendoci di non perdere di vista le opportunità che sono emerse.

Per quanto possa apparire strano, la pandemia ci ha rivelato alcuni aspetti positivi e ammetterlo non toglie nulla alle difficoltà vissute. Riconoscere il lato positivo, anzi, aumenta la possibilità che la nostra società possa superare questo periodo buio riscoprendosi più esperta, più agile e più preparata per il futuro.

La tecnologia positiva
Le tecnologie che ci siamo abituati a usare negli ultimi 18 mesi hanno cambiato la nostra vita in modo trasversale: basti pensare alle numerose piattaforme che ci sono diventate tanto familiari durante il lockdown per permettere la didattica e i meeting a distanza, o la nascita di app per il benessere psicologico, la cosiddetta “positive technology”. Realtà virtuali, videogiochi all’avanguardia e tecnologie sociali, tutte messe a punto con lo scopo di migliorare il coinvolgimento e la connessione. Diversamente dal solito, i device non sono stati utilizzati per estraniarci dalla compagnia delle persone, ma per avvicinarci, per mantenere vivi i rapporti.

Il lavoro smart
In questo delicato momento produttivo, l’introduzione del lavoro agile ha un ruolo da protagonista. La svolta smart potrebbe rappresentare un’ottima opportunità di crescita per i lavoratori e le aziende. Sono molte le discussioni in corso fra i fautori e i detrattori di questo nuovo modo di lavorare. Se è vero che vivere il lavoro in azienda promuove lo scambio di idee, la cooperazione e lo sviluppo dei colleghi più giovani, è anche vero che lo smart worker si muove in una condizione più equilibrata vita-lavoro, che gli consente di eliminare gli spostamenti casa-ufficio e di organizzare meglio l’orario produttivo. Non solo, molti italiani hanno scelto di andare ad abitare in piccoli comuni o città, per ritrovare un contatto con la natura, spazi più ampi e ritmi di vita più lenti. Non sappiamo ancora quale sarà il nuovo equilibrio al quale arriveremo, ma siamo ottimisti nell’auspicare che si tradurrà in una migliore qualità della vita.

Più tempo per tutto
La frenesia a cui siamo abituati ci ha fatto dimenticare che possiamo vivere con più calma. Nel tempo dilatato delle giornate fermate dal Covid-19, abbiamo acquisito un miglior contatto con il nostro mondo interiore e anche con quello esteriore. Molti di noi si sono accorti di altre vite attraverso le finestre. Per la prima volta ognuno di noi ha focalizzato il proprio sguardo oltre il sé per cercare conforto e compagnia nei vicini di casa, nei pochi passanti per strada, nella videochiamata serale con parenti e amici. Abbiamo scoperto o riscoperto alcune passioni, cimentandoci in attività nuove. Seppur rinchiusi, abbiamo potuto espandere la nostra mente, sperimentare nuovi hobby.

In un momento così delicato, poi, anche le aziende si sono attivate per offrire strumenti che potessero impegnare positivamente il tempo. Chubb in Italia, ad esempio, fra le varie iniziative che ha intrapreso, ha donato ai suoi dipendenti l’abbonamento a un’app per praticare yoga a casa. Un momento di serenità e di riflessione, per mantenere il corpo forte e sano.

La pandemia ci ha dato quindi l’opportunità di apportare miglioramenti nella nostra vita. Ora sta a noi rendere tutto questo parte della quotidianità.