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3 dicembre. Una giornata dedicata alla disabilità.

3 dicembre. Una giornata dedicata alla disabilità.

Il 2016 è stato l’anno delle Paralimpiadi.

Ebbene sì, mai come in questa occasione i Giochi per atleti disabili hanno saputo convincere, commuovere e invitare alla partecipazione corale. Il merito è sicuramente da attribuirsi alle prestazioni offerte: le 39 medaglie conquistate dagli italiani - di cui 10 ori, 14 argenti e 15 bronzi - sanciscono la XV edizione estiva come la migliore di sempre.
Ma non è solo questione di vittorie, c’è di più.
E quel di più è rappresentato dalla personalità degli sportivi, dal coraggio che abbiamo letto nei loro occhi, dalla voglia di mettersi in gioco, dalla spensieratezza e dall’allegria che si sono sprigionate durante le loro performance: dall’emozione del primo oro di Federico Morlacchi nei 200 misti alla forza di Alex Zanardi nel crono H5 e nella staffetta, dalla potenza di Martina Caironi e Monica Contrafatto nei 100 metri alla gioia di Bebe Vio nel fioretto, dalle grida di Assunta Legnante nel peso fino alle soddisfazioni dell’intera squadra italiana.
Questo è stato il vero successo delle Paralimpiadi. Perché oggi la disabilità non è più una condizione insormontabile anzi, grazie a tecnologia e robotica, gli atleti diversamente abili non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi cosiddetti normodotati.

Tecnologie accessibili a chi ne ha davvero bisogno

App, arti artificiali, tecnologie assistive, tutto contribuisce a facilitare la vita quotidiana e restituire alle persone la libertà di muoversi e agire. Certo, i costi non sono ancora economici, ma si stanno facendo progressi anche in questa direzione.
Come, per esempio, l’eccezionale invenzione di Easton LaChappelle, che è riuscito a creare un braccio bionico al prezzo di 500 dollari. Il Robotic Arm V 1.0, come è stato battezzato dallo stesso Easton, permette di governare la mano attraverso la mente grazie a una cuffia EEG (elettroencefalogramma). La novità rivoluzionaria è che ogni componente (dita, palmo, avambraccio, gomito, bicipite, spalla) può essere stampato con una stampante 3d consumer.
E come è nata l’idea di una protesi così innovativa? Un giorno Easton incontra a una fiera di scienza una bimba di 7 anni con un braccio artificiale che - gli dice - costa 80mila dollari. Da lì parte la spinta a cimentarsi con la sfida del Robotic Arm, perché la tecnologia possa essere accessibile a tutti, soprattutto a chi ne ha davvero bisogno.
E in Italia in quanti necessitano di innovazioni, aiuti, sostegno?

Il primo passo di un lungo percorso

Nonostante l’Italia possa vantare una normativa sulla disabilità tra le più evolute (legge quadro n.104 del 1992, legge n.68 del 1999, testi di inclusione nel sistema scolastico) c’è ancora molto da fare.
Prima di tutto perché, secondo i dati del 14 maggio 2014 rilasciati dal Censis, i disabili in Italia rappresentano il 6,7% della popolazione (dati in crescita), mentre la spesa pubblica pro capite è oggi di 437 euro l'anno, cifra lontana dalla media europea (535 euro).
Poi, questi cittadini sono considerati spesso invisibili: le disabilità intellettive passano inosservate, eppure le persone con sindrome di Down sono circa 48.000 e quelle con spettro autistico 500.000.
Sempre secondo il Censis, il peso dell’assistenza diretta o della sorveglianza è quasi tutto sulle spalle della famiglia, il che si traduce in un grosso impegno di tempo oltre che economico.

Aiuti e sostegni per la famiglia

Dove e come cercare aiuti, quindi?
Nella Legge di Stabilità 2016 sono stati stanziati 400 milioni di euro per il FNA (Fondo Non Autosufficienze), ma più del 40% dei fondi sarà destinato a mantenere le persone con gravi disabilità.
E per chi ha una forma ritenuta non grave? In questo caso è necessario integrare privatamente con soluzioni assicurative che garantiscano sostegno alla famiglia e alla persona, sia partendo dai bisogni concreti a livello medico e assistenziale, che dalle questioni prettamente organizzative, come un’adeguata sistemazione in casa.

Perché una giornata mondiale?

Prendere conoscenza della disabilità, affrontarla, capirne i diversi aspetti è già il primo passo per favorire l’integrazione nella società di chi ne è affetto. Una giornata mondiale può essere il primo passo per informarsi, per leggere storie, esperienze, per ridurre pregiudizi e cancellare falsi miti.
Soprattutto per imparare ad avere rispetto: rispetto del diritto di parcheggiare nei posti dedicati, di avere accessi agli edifici, di poter svolgere attività senza impedimenti strutturali, legali e culturali.

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