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Il meridiano di Greenwich. Un punto di riferimento per il mondo.

Il meridiano di Greenwich. Un punto di riferimento per il mondo.

Forse oggi il meridiano di Greenwich viene associato più a dibattiti legati all’ora solare e legale che ad altre questioni, ma secoli fa l’importanza di un “punto di riferimento” comune era cruciale.

Dobbiamo tornare ai tempi delle grandi navigazioni, nel Cinquecento, quando ancora non esistevano dispositivi tecnologici come il GPS, per capire quanto un orientamento collettivo fosse utile per tracciare i diari di bordo, le carte topografiche e quelle nautiche.

Per anni ogni Paese adottò il proprio sistema, finché non si giunse al 13 ottobre 1884, alla conferenza di Washington, quando si decise per l’istituzione di un meridiano zero. Questo meridiano non sarebbe stato soltanto funzionale alle carte, ma anche per definire un tempo universale su cui organizzare tutti gli altri, semplicemente aggiungendo o sottraendo fino a 12 ore.


L’ora legale e quella solare

Pochi anni dopo l’istituzione del meridiano di Greenwich, un entomologo neozelandese George Vernon Hudson avanzò la sua idea di spostare gli orologi avanti di due ore, ma fu bocciata. Nel 1916, durante la prima guerra mondiale, fu ripresentata nuovamente dal costruttore britannico William Wellett e finalmente accolta. Ma qual era la ragione che spinse i due a muovere questa proposta?
Fondamentalmente il risparmio energetico e, non di seconda importanza, la volontà di far alzare prima i lavoratori durante il periodo invernale.
Oggi, in sostanza, la maggior parte delle persone si trova a misurare i passaggi dall’ora solare a quella legale e viceversa, considerando unicamente i 60 minuti di sonno in più o in meno che ci vengono concessi.
In realtà la questione ha radici più profonde, non a caso sta animando i tavoli della Comunità Europea. Secondo alcune ricerche scientifiche, questo cambiamento avrebbe degli effetti sulla salute e sulla psicologia.
In particolare:

• porterebbe a riposare male. Per una società che è già in costante debito di sonno, anche quell’ora può fare la differenza. Nel caso dell’ora legale, poi, alzarsi con il buio confonderebbe il ritmo riposo-veglia.

• concentrazione al minimo. L’ora legale ci porterebbe a perdere più tempo online, compromettendo la produttività.

• aumento incidenti. Secondo le statistiche, negli Stati Uniti, il lunedì seguente all’entrata in vigore dell’ora legale si manifesta un incremento sostanziale degli incidenti alla guida. Probabilmente le persone sono disattente, perché assonnate.

• impatto sul cuore. Diversi studi sostengono che lo stress causato dal cambio dell’ora fa crescere anche i possibili attacchi di cuore. È già noto che il rischio infarto sia più alto al mattino, con 60 minuti in meno di sonno aumenta a dismisura anche la frustrazione, causando un picco di battiti.


Come si dorme nel mondo?

Secondo una ricerca effettuata da Science Advances il Paese più dormiglione è l’Olanda (8 h e 12 minuti di media). Gli italiani sono comunque in top ten con una media di 7 h e 53 minuti.
Lo studio ci rivela altri aspetti curiosi.

Chi sono i più nottambuli? Gli spagnoli. La media del “bedtime” è 23.45 e la sveglia 7.36

Chi sono i più mattinieri? Gli australiani. Vanno a dormire alle 22.42 e si svegliano alle 6.47

E poi…dormono più le donne o gli uomini? Le donne, soprattutto nella fascia d’età tra 30 e 60 anni.

Qual è il giorno in cui si riposa di più? Avremmo risposto tutti la domenica e invece no. È il sabato, in molti Paesi del mondo.

E il giorno della settimana più amico del sonno? Il mercoledì all’estero, il martedì in Italia.


Ritmi diversi, abitudini differenti

Nonostante ogni Paese abbia le proprie abitudini, rimane un fatto che il “cambio dell’ora” abbia un peso rilevante sulla vita quotidiana. Molte Nazioni hanno abbandonato questo sistema, ad esempio gran parte dell’America Centrale, altre non l’hanno mai avuto, come l’Africa centrale. La questione è che interrompere un ritmo consolidato per mesi, ha degli effetti non solo sul nostro fisico, ma anche e soprattutto a livello psicologico. Per questo la Comunità Europea sta pensando di abolire il cambio dell’ora.


Perché l’abolizione del cambio dell’ora?

È una notizia fresca. A seguito di una consultazione pubblica risalente a questa estate, l’80% dei 4,6 milioni di partecipanti si è espresso a favore dell’abolizione di questo sistema. In pratica, vorrebbe dire che ogni Paese sarebbe libero di scegliere se passare a un orario unico per tutto l’anno o se mantenere il cambio.
Cosa significherebbe per l’Italia? Se adottassimo l’ora legale per 12 mesi, in inverno avremmo il buio fino alle 9 di mattina, quando la maggior parte delle attività lavorative sono ormai cominciate.
Se, invece, optassimo per l’ora solare in estate ci sarebbe già luce alle 4.30, momento in cui la maggior parte delle persone ancora dorme. Non ci resta che scoprire se il 28 ottobre sarà o meno il nostro ultimo cambio dell’ora.



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